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dimarts, 27 de setembre de 2016

Lesbianas italianas contra las 'madres de alquiler'


LA REPUBBLICA.- È il primo documento delle donne omosessuali contro la gpa destinato a far discutere il mondo lgbt schierato a favore della maternità surrogata. I promotori: "Non è proibizionista, ma contrario agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani". Laiche contrarie, cattoliche d'accordo

Cinquanta lesbiche italiane hanno promosso un documento contro l'utero in affitto, la pratica seguita anche dal leader di Sel Nichi Vendola e dal suo compagno diventati genitori in Canada. Si tratta della prima durissima presa di posizione da parte di donne omosessuali destinata a fare discutere il mondo lgbt finora tutto schierato a favore della maternità surrogata. In questo caso, con le firmatarie dell'appello solidarizzano i cattolici (Paola Binetti, deputata di Area Popolare: "Molto coraggioso, ne condivido in grandissima parte i contenuti. Andare controcorrente è difficile, ma è il vero segno della libertà"). Ma prendono le distanze i laici (Micaela Ghisleni, filosofa bioeticista: "Non c'è sfruttamento, né commercio. E gli interessi dei bambini sono tutelati").

Le motivazioni dell'appello. In nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, le cinquanta firmatarie dell'appello "rifiutano la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne". "Rifiutano la mercificazione dei bambini". "Chiedono a tutti i Paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito, e non la firmataria di un contratto, né l’origine dell’ovocita". "Chiedono a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta".
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Lea el texto completo del documento (en italiano) aquí

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